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contro quel disgraziato di Mortier che disponeva di una sola divisione, e Mortier vi sfugge di mano? Dove sarebbe la vittoria?»   
   «Ad ogni modo,» rispose il principe Andrej, si può dire senza vanagloria che se non altro le cose sono andate un po' meglio che a Ulm...»   
   «Perché non avete catturato un generale? almeno uno?»   
   «Perché le cose non vanno sempre come si vorrebbe; non con la sistematicità di una parata militare. Come già vi ho detto, noi supponevamo di trovarci alle spalle del nemico per le sette del mattino e alle cinque di sera non c'eravamo ancora.»   
   «E perché non siete arrivati alle sette del mattino? Dovevate appunto arrivare alle sette del mattino,» rispose sorridendo Bilibin. «Bisognava arrivare alle sette del mattino.»   
   «E voi perché non avete suggerito a Bonaparte per via diplomatica che per lui sarebbe stato meglio abbandonare Genova?» domandò nello stesso tono il principe Andrej.   
   «Lo so,» interruppe Bilibin, «voi volete dire che è molto facile catturare i generali stando seduti su un divano davanti al caminetto, ed è vero. Tuttavia perché non siete riusciti ad assicurarvene nemmeno uno? Dunque non meravigliatevi se non soltanto il ministro della guerra, ma anche l'augusto imperatore e re Franz non saranno molto entusiasti della vostra vittoria; e del resto anch'io, umile segretario dell'ambasciata russa, non provo nessun bisogno, in segno di gioia, di dare al mio Franz un tallero e di lasciarlo andare con la sua Liebchen, al Prater... È vero però che qui il Prater non c'è.»   
   Bilibin guardò fisso negli occhi il principe Andrej e di colpo allentò e distese la pelle raggrinzita della fronte.   

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