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   «Dio ti accompagni!» ripeté Kutuzov, e si avvicinò alla carrozza. «Monta con me,» disse a Bolkonskij.   
   «Eccellenza, desidererei rendermi utile, qui. Permettete che mi aggreghi al distaccamento del principe Bagration.»   
   «Monta,» ripeté Kutuzov. «Anch'io ho bisogno di buoni ufficiali, anch'io,» aggiunse, vedendo che Bolkonskij esitava ancora.   
   Salirono in carrozza, e per alcuni minuti procedettero in silenzio.   
   «Davanti a noi abbiamo ancora tante cose, cose di tutti i generi,» disse Kutuzov con un'espressione di senile perspicacia, come se comprendesse tutto ciò che passava nell'animo di Bolkonskij. «Se domani tornerà anche solo la decima parte del suo distaccamento ringrazierò Dio,» aggiunse, come parlando a se stesso.   
   Il principe Andrej sogguardò Kutuzov e involontariamente lo colpirono, così ravvicinato, il bordo ben lavato della cicatrice sulla tempia del comandante supremo, nel punto dove la pallottola che lo aveva ferito a lzmail gli aveva forato la testa, l'orbita vuota dell'occhio mancante. «Sì, lui ha il diritto di parlare con tanta calma della morte di questi uomini!» pensò Bolkonskij.   
   «Per questo vi prego di destinarmi a quel distaccamento,» disse.   
   Kutuzov non rispose. Sembrava che avesse già dimenticato ciò che aveva detto poc'anzi, e se ne stava assorto nelle sue riflessioni. Cinque minuti dopo, dondolando dolcemente sulle molle elastiche della carrozza, Kutuzov si rivolse al principe Andrej. Sulla sua faccia non c'era traccia d'emozione. Con sottile ironia interrogò il principe Andrej sui particolari del suo incontro con l'imperatore, sulle reazioni che aveva captato a corte a proposito degli scontri di Krems e su alcune dame di loro comune conoscenza.   

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