guardava Tušin di sottecchi e le sue dita si contraevano nervosamente.
«Eccellenza,» disse il principe Andrej, rompendo quel silenzio con la sua voce tagliente, «voi mi avete inviato alla batteria del capitano Tušin. Io ci sono andato e ho trovato due terzi degli uomini uccisi, i cavalli abbattuti, due pezzi fracassati e niente truppe di copertura.»
Il principe Bagration e Tušin fissavano con pari intensità Bolkonskij che parlava in tono contenuto ed emozionato.
«Eccellenza, se mi permettete di esprimere la mia opinione,» proseguì il principe Andrej, «noi dobbiamo il successo della giornata soprattutto all'azione di questa batteria, all'eroica fermezza del capitano Tušin e della sua compagnia.» E senza aspettare la risposta, Bolkonskij si alzò e si allontanò dalla tavola.
Il principe Bagration guardò Tušin. Evidentemente non intendeva mostrarsi incredulo di fronte al giudizio così reciso di Bolkonskij, né d'altra parte si sentiva autorizzato a credergli senza riserve. Chinò il capo e disse a Tušin che poteva andare. Subito dopo uscì anche il principe Andrej.
«Grazie davvero, caro amico; mi avete tolto dai guai,» gli disse Tušin.
Il principe Andrej lo guardò e si allontanò senza dir nulla. Il suo cuore era triste ed oppresso. Tutto ciò era così strano, così diverso da quel che aveva sognato.
«Chi sono? Perché ci sono? Che cosa vogliono? E quando finirà tutto questo?» pensava Rostov, guardando le ombre che si susseguivano dinanzi a lui. Il dolore alla mano era sempre più lancinante. Tuttavia un sonno invincibile lo prendeva; negli occhi gli danzavano dei cerchietti rossi;