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Tienimi informato di tutto e io ti aiuterò in tutto.» Pierre già da tre mesi si stava scegliendo una carriera e non concludeva nulla. Di questa scelta appunto gli stava parlando il principe Andrej. Pierre si stropicciò la fronte.   
   «Dev'essere un massone,» disse, alludendo all'abate che aveva visto alla serata.   
   «Lasciamo perdere questi discorsi,» lo fermò di nuovo il principe Andrej, «parliamo piuttosto di cose concrete. Sei stato alla Guardia a cavallo?...»   
   «No, non ci sono stato, ma mi è venuta in mente una cosa e volevo appunto parlarvene. Ormai è chiaro che ci sarà questa guerra contro Napoleone. Se fosse una guerra per la libertà, capirei, sarei il primo a prestar servizio nell'esercito; ma aiutare l'Inghilterra e l'Austria contro il più grande uomo che ci sia al mondo... no, è una cosa che non va.»   
   A questi discorsi infantili di Pierre il principe Andrej si limitò a stringersi nelle spalle, come per dire che a simili stupidaggini non si poteva rispondere; ma in effetti era difficile rispondere a quelle ingenue argomentazioni in modo diverso da come rispose il principe Andrej.   
   «Se tutti andassero in guerra solo in base alle proprie convinzioni, le guerre non ci sarebbero più,» disse.   
   «E sarebbe una cosa magnifica,» disse Pierre.   
   Il principe Andrej ebbe un risolino.   
   «Sì, forse sarebbe una cosa magnifica, ma non si avvererà mai.»   
   «E voi, allora, perché andate in guerra?» domandò Pierre.   
   «Perché? Non lo so. Perché bisogna. Inoltre, ci vado...» Egli si fermò. «Ci vado, perché la vita che faccio qui, questa vita, non è fatta per me.»

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