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   «Io desidero soltanto una cosa: eseguire la vostra volontà; ma se dovessi esprimere il mio desiderio...»   
   Non riuscì a terminare. Il principe la interruppe.   
   «Benissimo, allora!» si mise a gridare. «Lui prenderà te e la tua dote, e per soprannumero si prenderà anche M.lle Bourienne. Quella sarà la moglie, e tu...»   
   Il principe si fermò. S'era accorto dell'impressione prodotta da queste parole sulla figlia. Essa aveva chinato il capo ed era sul punto di piangere.   
   «Suvvia, io scherzavo,» disse il principe. «Ricordati una cosa, principessina: io mi attengo alla regola secondo la quale una ragazza ha pieno diritto di decidere. Ti lascio libera. Ricordati una cosa sola: dalla tua decisione dipende la felicità della tua vita. Di me è inutile parlare.»   
   «Ma io non so... mon père.»   
   «C'è ben poco da dire! Lui ha ricevuto un ordine: non sposerebbe soltanto te, ma chiunque altra, mentre tu sei libera di scegliere... Va' in camera tua e rifletti; fra un'ora vieni da me e dimmi sì o no, in presenza sua. So che ti metterai a pregare. E va bene, prega pure. Ma rifletti, piuttosto, è meglio. Va', dunque, e pensaci. Sì o no, sì o no, sì o no!» gridò ancora il principe, mentre la principessina già usciva dallo studio barcollando come in una nebbia.   
   Il suo destino s'era deciso, e s'era deciso felicemente. Ma quell'allusione di suo padre a M.lle Bourienne, era orribile. Si poteva supporre che fosse una menzogna, ma era orribile egualmente, e lei non poteva fare a meno di pensarci. Camminava dritta attraverso il giardino d'inverno senza vedere e senza udire nulla, quando, a un tratto un

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