la figlia, la trasse a sé, e senza baciarla ma semplicemente chinando la sua fronte verso quella di lei, gliela sfiorò, e strinse così forte la mano della principessina che questa fece una smorfia di dolore e gettò un grido.
Il principe Vasilij si alzò in piedi.
«Ma chère, je vous dirai que c'est un moment que je n'oublierai jamais, jamais; mais, ma bonne, est-ce que vous ne nous donnerez pas un peu d'espérance de toucher ce coeur si bon, si généreux. Dites que peut-être... L'avenir est si grand. Dites: peut-être...»
«Principe, quel che ho detto è tutto ciò che ho nel mio cuore. Vi ringrazio dell'onore, ma non sarò mai la moglie di vostro figlio.»
«Ebbene, la questione è chiusa, mio caro. Ad ogni modo sono molto lieto di averti visto, molto lieto davvero. Va' in camera tua, principessina, va',» disse il vecchio principe. «Sì, sono proprio lieto di averti veduto,» ripeté abbracciando il principe Vasilij.
«La mia vocazione è un'altra,» pensava frattanto la principessina Mar'ja meditando su se stessa. «La mia vocazione sta nell'essere felice di un'altra felicità, della felicità nell'amore e nell'abnegazione. E, qualunque cosa mi costi, farò la felicità della povera Amélie. Essa lo ama di un amore così appassionato! E anche il suo rimorso è appassionato. Farò di tutto per combinare il matrimonio con lui. Se non è ricco, io gli darò i mezzi necessari; li chiederò a mio padre, li chiederò ad Andreij. Sarò felice quando lei sarà sua moglie. Lei è così sfortunata; è sola, straniera, senza nessuno che la aiuti! Dio mio, con quale passione lo ama, se ha potuto abbandonarsi così. Ma forse anch'io avrei fatto lo stesso!...» pensava la principessina Mar'ja.