poteva sindacare su ciò che era gradito o piacesse all'imperatrice.
«Monsieur le baron de Funke a été reccommandé à l'impératrice-mère par sa soeur,» disse soltanto, con aria mesta e riservata. E nel momento in cui Anna Pavlovna nominò l'imperatrice, il suo volto assunse tosto una sincera e profonda espressione di devozione e rispetto, soffusa di mestizia, cosa che le succedeva ogni qual volta nel corso di una conversazione le accadeva di menzionare la sua augusta protettrice. Aggiunse poi che sua maestà si era degnata di mostrare al barone Funke beaucoup d'estime, e di nuovo il suo sguardo si velò di mestizia.
Il principe tacque, impassibile. Anna Pavlovna, con la cortigianesca e femminile duttilità e con il tatto che le erano propri, volle castigare il principe, per aver osato esprimersi in quel modo sul conto di una persona raccomandata all'imperatrice, e allo stesso tempo consolarlo un poco.
«Mais à propos de votre famille,» disse, «sapete che vostra figlia, da quando frequenta la società, fait les délices de tout le monde? On la trouve belle comme le jour.»
Il principe chinò lievemente il capo, in segno di apprezzamento e di riconoscenza.
«Spesso mi accade di pensare,» proseguì Anna Pavlovna dopo un momento di silenzio, facendosi più vicino al principe e sorridendogli garbatamente, quasi a mostrare che i discorsi d'argomento politico e mondano erano terminati e adesso cominciava una conversazione più intima e cordiale, «spesso mi accade di pensare a come talvolta sia ingiustamente distribuita la felicità, in questa vita. Perché mai il destino vi avrà dato due così bravi figlioli (escluso Anatol', il vostro minore, che non mi piace),» precisò con tono inappellabile, inarcando le sopracciglia, «due figlioli così ammirevoli! Voi, invece, li apprezzate meno di ogni