vera. Cominciò a raccontare tutto né più né meno come era stato, ma, senza accorgersene, senza volerlo, fatalmente sconfinò nella non verità. D'altronde, se avesse raccontato la verità a quei suoi interlocutori, che, come lui, avevano già udito descrivere mille volte una carica di cavalleria e si erano fatti un'idea precisa di che cosa fosse un attacco e quindi si aspettavano un racconto di quel genere, essi non gli avrebbero creduto, o - ciò che era peggio - avrebbero pensato che Rostov per il primo fosse responsabile del fatto che non gli fosse successo nulla di ciò che di solito accade a tutti coloro che descrivono una carica di cavalleria. Non poteva limitarsi a dire che tutti insieme s'erano lanciati al galoppo, che lui era caduto da cavallo, si era slogato un polso e si era messo a correre con tutte le sue forze verso il bosco per sfuggire ai francesi. Inoltre, per raccontare le cose proprio come s'erano svolte, bisognava fare uno sforzo su se stessi in modo da dire esclusivamente ciò che era accaduto. Raccontare la verità è molto difficile e i giovani di rado ne sono capaci. I due amici si aspettavano che egli raccontasse di come si fosse sentito ardere da un fuoco, immemore di sé, mentre si avventava come una tempesta sul quadrato nemico; di come vi avesse fatto irruzione menando fendenti a destra e a manca, di come la sua sciabola avesse assaporato la carne del nemico, e infine fosse caduto esausto. E lui raccontò esattamente tutto questo.
Verso la metà del suo racconto, mentre diceva: "Tu non puoi immaginarti che strana sensazione di furore si provi al momento della, carica", entrò nella stanza il principe Andrej Bolkonskij, che Boris aspettava. Il principe Andrej, che amava assumere il ruolo del protettore verso i giovani, era lusingato dal fatto che ci si rivolgesse a lui per ottenere aiuto, ed era ben disposto verso Boris, che il giorno prima aveva saputo