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colonna austriaca e un generale russo. Il generale russo gridava, esigendo che la cavalleria venisse fermata; l'austriaco sosteneva che la colpa non era sua, ma del comando supremo. Intanto le truppe stavano ferme, annoiate e scoraggiate. Dopo un'ora di sosta finalmente le truppe ripresero ad avanzare e cominciarono a scendere giù per un declivio. La nebbia, che si stava diradando sulle colline, s'infittiva invece nelle regioni più basse verso le quali scendevano le truppe. Davanti, nella nebbia, echeggiò uno sparo, poi un altro... dapprima in modo frammentario, a diversi intervalli: tratta... tat, poi in modo sempre più regolare e frequente, e sul Goldbach, un fiumicello, si accese un combattimento.   
   Non avendo creduto d'incontrare il nemico lì in basso, sul Goldbach, e scontrandovisi accidentalmente nella nebbia, non udendo parole d'incoraggiamento da parte dei comandanti superiori, con la consapevolezza diffusa fra le truppe che si fosse tardato e, soprattutto, non vedendo nulla davanti e intorno a sé nella fitta nebbia, i russi rispondevano in modo pigro e lento alla fucileria del nemico, avanzavano e di nuovo si fermavano, sprovvisti di ordini tempestivi da parte dei comandanti e degli aiutanti, che vagavano nella nebbia per una località ignota, senza trovare le loro unità. Così entrarono in battaglia la prima, la seconda e la terza colonna, a mano a mano che scendevano a valle. Intanto la quarta colonna, presso la quale si trovava Kutuzov in persona, era ferma sulle alture di Pratzen.   
   In basso, dov'era iniziato il combattimento, c'era ancora una fitta nebbia; in alto aveva schiarito, ma non si vedeva lo stesso nulla di ciò che avveniva davanti. Fino alle nove del mattino nessuno seppe se tutte le forze del nemico si trovassero a dieci miglia da noi, come si supponeva, o se esso fosse lì, in quella striscia di nebbia.   

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