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sangue e, senza averne coscienza, si lamentava con un gemito fioco, querulo e infantile.   
   Verso sera smise di gemere e rimase immobile e silenzioso. Non si rese conto di quanto fosse durato il suo stato di incoscienza. All'improvviso si sentì nuovamente vivo e sofferente per un dolore al capo lancinante e lacerante.   
   «Dov'è quel cielo così alto che io finora non conoscevo e che ho veduto poco fa?» fu il suo primo pensiero. «E anche questa sofferenza non la conoscevo,» pensò. «Sì, finora non sapevo niente, niente. Ma dove sono?»   
   Si mise in ascolto. Udì uno scalpitare di cavalli che si avvicinavano e il suono di voci che parlavano in francese. Spalancò gli occhi. Sopra di lui c'era lo stesso alto cielo con le nuvole che fluttuavano e si erano levate ancora più in alto, in mezzo alle quali si scorgeva l'immensità dell'azzurro. Non girò la testa e non vide coloro che, a giudicare dal rumore degli zoccoli e delle voci, erano giunti fino a lui e si erano fermati.   
   Quei cavalieri erano Napoleone e due aiutanti di campo che lo accompagnavano. Percorrendo il campo di battaglia, Bonaparte dava le ultime disposizioni per il rafforzamento delle batterie che facevano fuoco sulla diga di Auhest e osservava i morti e feriti rimasti sul terreno.   
   «De beaux hommes!» disse Napoleone, guardando un granatiere russo ucciso, che giaceva sul ventre, il volto premuto sul terreno e la nuca annerita, protendendo lontano un braccio già rigido.   
   «Les munitions des pièces de position sont épuisées, sire!» disse in quel momento un ufficiale proveniente dalla batteria che faceva fuoco su Auhest.   
   «Faites avancer celles de la réserve,» disse Napoleone e, allontanatosi

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