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uomini russi e la gloria russa perché fossero uccisi. Va' e dillo a Lise. Poi verrò io.»   
   Quando la principessina Mar'ja tornò dal colloquio con suo padre, la piccola principessa sedeva con un lavoro tra le mani. Ella guardò la principessina Mar'ja con quella particolare espressione - una sorta di tranquillo, felice sguardo interiore - che hanno solo le donne incinte. Si capiva che i suoi occhi non vedevano la principessina Mar'ja, ma guardavano nel profondo, dentro se stessa: in qualcosa di misterioso e gioioso che si compiva in lei.   
   «Marie,» disse, staccandosi dal telaio e abbandonandosi all'indietro, «dammi la tua mano.»   
   Prese la mano della principessina e se la pose sul ventre. I suoi occhi sorridevano aspettando, il labbruzzo soffuso di peluria si era sollevato ed era rimasto così, in un'espressione d'infantile letizia.   
   La principessina Mar'ja si pose in ginocchio davanti a lei e nascose il viso fra le pieghe dell'abito della cognata.   
   «Ecco, ecco: senti? Mi sembra così strano. E sai, Mar'ja, io gli vorrò tanto bene,» disse Lise con occhi scintillanti di felicità guardando la cognata.   
   La principessina Mar'ja non poteva alzare il capo: piangeva.   
   «Maša, che cos'hai?»   
   «Niente... mi sento triste, triste per Andrej,» rispose la principessina Mar'ja, tergendo le lacrime contro le ginocchia della cognata.   
   Nel corso della mattinata la principessina Mar'ja si accinse più volte a preparare la cognata, e ogni volta le venne da piangere. Queste lacrime, di cui la piccola principessa non comprendeva la ragione, nondimeno

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