Willarski, che Pierre aveva conosciuto superficialmente frequentando la società pietroburghese, entrò una sera nella sua stanza con la stessa espressione ufficiale e solenne con la quale si era presentato da lui il padrino di Dolochov. Willarski richiuse la porta dietro di sé, accertatosi che nella stanza non ci fosse nessuno eccetto Pierre, gli si rivolse con queste parole.
«Sono venuto da voi con un incarico e una proposta, conte,» gli disse senza sedersi. «Una persona che occupa una posizione molto elevata nella nostra fratellanza si è adoperata affinché voi siate accolto nella fratellanza prima del termine e mi ha proposto di essere vostro mallevadore. Considero sacro dovere adempiere la volontà di quella persona. Desiderate entrare con la mia malleveria nella fratellanza dei liberi muratori?»
Il tono freddo e severo di quell'uomo colpì Pierre, che lo aveva visto quasi sempre a balli e ricevimenti con un amabile sorriso sul volto, in compagnia delle donne più brillanti.
«Sì, lo desidero,» disse Pierre.
Willarski chinò il capo.
«Ancora una domanda, conte,» disse, «alla quale vi prego di rispondere con tutta sincerità non come futuro massone, ma come onest'uomo, galant homme: avete rinnegato le vostre precedenti convinzioni, credete in Dio?»
Pierre si fece pensieroso.
«Sì... sì, io credo in Dio,» disse.
«In tal caso...» cominciò Willarski; ma Pierre lo interruppe.
«Sì, credo in Dio,» ripeté ancora una volta.
«In tal caso possiamo andare,» disse Willarski. «La mia carrozza è al vostro servizio.»