corriere, sempre che non si tratti di menzogne. Bennigsen avrebbe riportato piena vittoria su Bonaparte presso Eilau. A Pietroburgo tutti esultano e all'esercito sono state inviate ricompense a non finire. Anche se Bennigsen è un tedesco, mi compiaccio con lui. Quanto al comandante di Korèevo, un certo Chandrikov, non riesco a capire che cosa faccia: non sono ancora stati forniti gli uomini di riserva e le vettovaglie. Galoppa subito laggiù e se non sarà tutto pronto fra una settimana gli farò saltare la testa. Sulla battaglia di Preussisch-Eilau ho ricevuto anche una lettera da parte di Peten'ka: lui vi ha preso parte, è tutto vero. Quando non si impicciano coloro che non dovrebbero impicciarsi, anche un tedesco riesce a battere Bonaparte. Ti raccomando: galoppa senza indugio a Korèevo ed esegui il mio incarico!»
Il principe Andrej emise un sospiro e dissuggellò un'altra busta. Era una lettera di Bilibin scritta su due foglietti di carta interamente coperti da una scrittura minuta. La ripiegò senza leggerla e rilesse un'altra volta la lettera del padre che terminava con le parole: «Galoppa senza indugio a Korèevo ed esegui il mio incarico!»
«No, mi dispiace, ma finché il bambino non s'è rimesso, non ci vado,» pensò. Poi, avvicinatosi alla porta, gettò un'occhiata nella stanza. La principessina Mar'ja era sempre accanto al lettino e cullava dolcemente il piccolo.
«Già, e c'è un'altra cosa spiacevole che mi scrive,» pensava il principe Andrej riandando al contenuto della lettera del padre. «Sì. I nostri hanno riportato una vittoria su Bonaparte proprio quando io non sono in servizio. Sì, sì, tutto sembra volersi beffare di me... ebbene, buon pro vi faccia...» E prese a leggere la lettera di Bilibin, che era scritta in francese. Leggeva senza capire nemmeno la metà delle parole,