loggia, erano così forti che Pierre non riuscì a vincerle. Di nuovo per intere giornate, settimane e mesi della sua vita, Pierre fu intensamente impegnato in serate, pranzi, cene, balli, senza aver tempo di riprender fiato, proprio come a Pietroburgo. Al posto della nuova vita che egli si era proposto di condurre, continuava a vivere la stessa vita di prima, con la sola differenza che l'ambiente era diverso.
Delle tre missioni additate dalla massoneria Pierre era cosciente di non aver adempiuto quella che prescriveva a ogni massone di essere un modello di vita morale, e delle sette virtù almeno due gliene mancavano: la costumatezza e l'amore per la morte. Egli si consolava con il fatto che, in compenso, aveva adempiuto la seconda missione; il miglioramento del genere umano, e che possedeva altre virtù: l'amore per il prossimo e, soprattutto, la generosità.
Nella primavera del 1807 Pierre decise di rientrare a Pietroburgo. Durante il viaggio di ritorno volle visitare tutti i suoi possedimenti per constatare di persona ciò che era stato fatto in adempimento ai suoi ordini e in quali condizioni si trovasse ora la gente che Dio gli aveva dato in sorte e che egli aspirava a beneficare.
L'amministratore capo, giudicando tutti i progetti del giovane conte come una specie di pazzia dannosa a lui, a sé e ai contadini, aveva fatto delle concessioni. Continuando a prospettare come inattuabile l'emancipazione, aveva disposto affinché in tutti i possedimenti venissero eretti grandi edifici per le scuole, gli ospedali e gli ospizi; per l'arrivo del padrone aveva disposto accoglienze particolari: non sfarzose e solenni, poiché sapeva che Pierre non le avrebbe gradite, ma tali da avere insieme il carattere d'una cerimonia religiosa e di una dimostrazione di riconoscenza, con le icone, con l'offerta del pane e del