tempo dai contadini ricchi del villaggio, quegli stessi che gli si erano presentati; e che nove decimi dei contadini di quel villaggio versavano invece nella più nera miseria. Non sapeva che quando, dietro suo ordine, si era cessato di mandare le donne con figli lattanti ai lavori di corvée, quelle stesse donne erano state sottoposte a lavori a domicilio ancora più gravosi. Non sapeva che il prete che l'aveva accolto con la croce opprimeva i contadini con le decime e che gli scolari raccolti intorno a lui gli venivano affidati con le lacrime agli occhi ed erano poi riscattati ad alto prezzo dai genitori. Non sapeva che gli edifici in muratura costruiti secondo il suo progetto venivano innalzati dai suoi stessi lavoratori e andavano ad aumentare le imposizioni di lavoro servile obbligatorio dei contadini, che apparivano diminuite solo sulla carta. E non sapeva neanche che alla riduzione di un terzo, secondo la sua volontà, del canone in denaro, che l'intendente gli mostrava sui registri, corrispondeva un aumento del doppio del canone in natura. Di conseguenza Pierre era entusiasta di quella visita ai suoi possedimenti e, rientrato in quello stato d'animo filantropico in preda al quale era partito da Pietroburgo, scriveva lettere esultanti al confratello precettore, come egli chiamava il gran maestro.
«Com'è facile, quanto poco sforzo ci vuole per fare tanto bene,» pensava Pierre, «e quanto poco invece ce ne preoccupiamo!»
Egli era felice della gratitudine che gli veniva dimostrata, ma, nell'accettarla, se ne vergognava. Questa gratitudine gli rammentava quanto maggior bene egli sarebbe stato in grado di fare a quella semplice, buona gente.
L'amministratore capo, un uomo molto stupido ma molto astuto, che aveva capito l'intelligente ma ingenuo conte suo padrone e se lo rigirava come