in modo razionale tutti i fenomeni della vita, che riconosce per reale soltanto ciò che è razionale, e che sa applicare a tutto il metro della ragione: era, insomma, l'uomo che lui stesso avrebbe voluto essere. Tutto appariva così semplice e chiaro nell'esposizione di Speranskij, che il principe Andrej era, senza volerlo, d'accordo con lui su tutto. Se muoveva obiezioni e discuteva, era soltanto perché voleva di proposito affermare la propria autonomia e non soggiacere del tutto alle opinioni di Speranskij. Così procedevano le cose tra loro; c'era un solo motivo di turbamento per il principe Andrej: era lo sguardo di Speranskij, freddo, cristallino, che impediva di vedere a fondo nella sua anima, e quella mano bianca, delicata che il principe Andrej guardava senza volerlo, come si guardano le mani degli uomini che detengono il potere. Quello sguardo cristallino e quella mano delicata irritavano, chissà perché, il principe Andrej. Egli era spiacevolmente colpito anche da quell'eccessivo disprezzo per gli uomini che notava in Speranskij e dai vari espedienti ai quali ricorreva per far confermare le sue opinioni. Esclusi i paragoni, adoperava per questo tutti i possibili artifici del pensiero, e passava troppo arditamente da uno all'altro; o, almeno, tale era l'impressione del principe Andrej. Ora si metteva sul terreno dell'uomo di azione e condannava i sognatori, ora sul terreno della satira e si beffava degli avversari, ora sceglieva la logica più rigorosa, ora si librava nel campo della metafisica. E quest'ultimo, anzi, era lo strumento di prova al quale faceva più facilmente ricorso. Trasportava il problema nelle sfere metafisiche, passava a definizioni dello spazio, del tempo, dell'umana intelligenza, e, traendo di là le sue confutazioni, scendeva di nuovo sul terreno della discussione.
In ultima analisi, la caratteristica principale dell'intelligenza di