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subentrano quando si ricevono dei conoscenti per la prima volta, rispondendo a un pensiero che avvertiva nei suoi ospiti, lo zio disse:   
   «Ecco, è così che concludo la mia vita... Verrà la morte, e avanti, marsc! Non resterà più nulla. E a che scopo, allora, commettere dei peccati?»   
   Il viso dello zio era molto espressivo e perfino bello mentre diceva queste parole. Senza volerlo Nikolaj si ricordò di tutto il bene che aveva sentito dire dello zio da suo padre e dai vicini. In tutto il circondario lo zio godeva fama di essere uno stravagante, ma d'animo nobile e disinteressato. Lo consultavano per risolvere i loro problemi familiari, lo nominavano esecutore testamentario, gli confidavano segreti, lo eleggevano giudice di pace o gli affidavano altre mansioni; ma egli aveva sempre ostinatamente rifiutato qualsiasi incarico governativo e trascorreva l'autunno e la primavera in sella al suo cavallo sauro; d'inverno se ne stava in casa e d'estate si sdraiava nel suo giardino fitto d'alberi e di arbusti.   
   «Perché non accettate una carica, zio?»   
   «L'ho fatto, ma poi ho rinunciato a tutto. Non ci sono tagliato, non ci capisco un'acca di quelle cose. Queste sono faccende vostre, io non ho abbastanza cervello. La caccia, quella sì: è un'altra cosa, una cosa che va benissimo. Ma aprite quella porta,» gridò. «Perché avete chiuso?»   
   La porta in fondo al corridoio (che lo zio chiamava «collidoio») conduceva alla ridotta di caccia, come chiamavano la camera dei domestici riservata ai cacciatori. Ci fu uno scalpiccio di piedi scalzi e una mano invisibile aprì la porta di quella stanza. Dal corridoio si udirono distintamente le note di una balalajka suonata, non v'era dubbio, da un virtuoso di quello strumento. Già da un pezzo Nataša aveva teso l'orecchio

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