pattini sulla neve.
Nikolaj frenò di nuovo i cavalli e si guardò attorno. Vedeva sempre la stessa pianura magica, imbevuta di luce lunare e come sparsa di stelle.
«Zachar mi grida di voltare a sinistra, ma perché a sinistra?» pensò Nikolaj. «Stiamo forse andando dai Meljukov? È forse questa Meljukovka? Dio solo sa dove stiamo andando e che cosa sta succedendo, ma quello che sta succedendo è molto strano e molto bello.»
Si volse a guardare dentro la slitta.
«Guarda, ha i baffi e le ciglia tutte bianche,» disse una di quelle strane, graziose creature sconosciute con sottili baffi e sopracciglia, che vi stavano sedute dentro.
«Questa, mi sembra, era Nataša,» pensò Nikolaj, «e quella è M.me Schoss; ma forse anche no; e quel circasso coi baffi non so proprio chi sia, ma gli voglio bene lo stesso.»
«Non avete freddo?» domandò.
Esse non risposero e scoppiarono a ridere. Dimmler gridò qualcosa dalla slitta che stava dietro: probabilmente qualcosa di buffo, ma non fu possibile capire che cosa avesse gridato.
«Sì, sì,» risposero varie voci, ridendo.
Ed ecco ora una foresta incantata con nere ombre cangianti e sprazzi di diamanti che si alternavano e una specie di enfilade di scalini di marmo e certi tetti d'argento di magici palazzi e le grida laceranti di chissà quali belve.
«Ma se questa è davvero Meljukovka, è ancora più strano che si sia andati chissà per quali strade e ora si sia giunti a MeIjukovka,» pensò Nikolaj.
Ma era proprio il villaggio di Meljukovka e all'ingresso della casa