le compagnie possibili, beveva molto, comprava quadri e fabbricava case, ma, soprattutto, leggeva.
Leggeva tutto ciò che gli capitava sotto mano, e leggeva tanto che, quando rientrava a casa, mentre i servitori ancora gli stavano sfilando il cappotto, egli aveva già preso in mano un libro e leggeva; poi, dalla lettura passava al sonno e dal sonno alle chiacchiere nei salotti e al Club, dalle chiacchiere ai bagordi e alle donne, e dai bagordi ancora alle chiacchiere, alla lettura e al vino. Bere diventava per lui sempre più una necessità a un tempo fisica e morale. Sebbene i medici gli dicessero che, data la sua corpulenza, il bere per lui era pericoloso, beveva moltissimo. Si sentiva bene soltanto quando, dopo aver rovesciato nella sua grande bocca, senza nemmeno accorgersene, parecchi bicchieri di vino, sentiva in corpo una gradevole sensazione di tepore, una lieta disposizione d'animo verso coloro che gli stavano vicino e un'inclinazione mentale a reagire superficialmente a ogni idea senza approfondirne la sostanza. Solo dopo aver bevuto un paio di bottiglie di vino confusamente si rendeva conto che quell'intricato, terribile nodo della vita, che dianzi lo aveva atterrito, non era poi terribile come gli era sembrato. Con un ronzio nel capo, chiacchierando, ascoltando le conversazioni o leggendo dopo il pranzo e la cena, scorgeva di continuo questo nodo sotto qualche suo aspetto. Ma soltanto quando era sotto l'effetto del vino si diceva: «Non è nulla. Questo è un nodo che scioglierò da me, ho già pronta la spiegazione. Ma adesso non è il momento, a questo penserò dopo!» E questo dopo, invece, non veniva mai.
A digiuno, la mattina, tutti i problemi di prima si ripresentavano irrisolti, terribili; Pierre allora si affrettava a prendere un libro, ed era tutto contento quando qualcuno veniva a fargli visita.