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dava lezioni al nipotino, quasi ogni volta, non appena si sedeva per insegnargli l'alfabeto francese, era presa da un tale desiderio che lui, già timoroso che la zia da un momento all'altro potesse arrabbiarsi, imparasse tutto in fretta e nel modo più facile, che alla minima disattenzione del bimbo, si metteva a tremare, si affannava, si scaldava, alzava la voce, e, a volte, afferrandolo per un braccio, lo metteva in un angolo in castigo. Poi si pentiva, ed era la prima a dolersi di avere un carattere così aspro, sicché Nikoluška, imitando i suoi singhiozzi, si allontanava dall'angolo senza averne avuto il permesso, le si avvicinava, le tergeva le lacrime sul viso e la consolava. Ma più di ogni cosa procurava dolore alla principessina l'irritabilità di suo padre, che era sempre rivolta contro di lei e che negli ultimi tempi arrivava fino alla crudeltà. Se l'avesse obbligata a stare in ginocchio per tutta la notte, se l'avesse picchiata, costretta a portar la legna o l'acqua, non le sarebbe nemmeno passato per la testa che la sua situazione fosse penosa; ma quel torturatore che l'amava, più crudele proprio perché l'amava torturando in tal modo se stesso e lei, sapeva non solo offenderla e umiliarla di proposito, ma anche dimostrarle che lei aveva sempre colpa, e in tutto e per tutto. Negli ultimi tempi in lui si era manifestato un nuovo aspetto del suo carattere, che ora più di ogni altra cosa addolorava la principessina Mar'ja: la grande intimità con cui aveva preso a trattare M.lle Bourienne. L'idea che gli era balzata in mente quando aveva appreso che suo figlio intendeva risposarsi, e cioè di sposarsi, a sua volta, con mademoiselle Bourienne, evidentemente gli era molto piaciuta e negli ultimi tempi, per ferire la figlia, dimostrava con ostinazione (o così almeno sembrava alla principessina Mar'ja) una tenerezza particolare per mademoiselle Bourienne, e sottolineava il suo disappunto nei confronti

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