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utilizzato a dovere, e per di più nelle mani di quell'imbecille di Anatol' Egli pertanto si recò dai Karagin con la ferma intenzione di fare la sua proposta di matrimonio. Julie lo accolse con aria allegra e spensierata, gli raccontò con noncuranza come si fosse divertita il giorno prima al ballo e gli domandò quando sarebbe partito. Sebbene Boris fosse venuto col proposito di parlare del suo amore e avesse dunque deciso di mostrarsi tenero, prese invece a parlare con irritazione dell'incostanza femminile, di come le donne possano con estrema facilità passare dalla tristezza alla gioia e come il loro umore dipenda soltanto da chi si mostri disposto a far loro la corte. Julie ne fu risentita: rispose che era vero, che la donna esige varietà, e che sempre la stessa cosa viene a noia a chiunque.   
   «Per questo vi consiglierei...» cominciò Boris, che voleva dirle qualcosa di pungente; ma nello stesso momento gli attraversò la mente il pensiero fastidioso che di quel passo egli avrebbe finito per partire da Mosca senza aver raggiunto il suo scopo, e dopo aver reso nulle le sue fatiche, cosa che invece non gli accadeva mai. Si fermò dunque a metà della frase, abbassò gli occhi per non vedere il viso sgradevolmente irritato e indeciso di lei, e disse: «Non ero certo venuto qui per litigare. Al contrario...» E la guardò per sincerarsi di poter proseguire. Di colpo l'irritazione di Julie era svanita e due occhi ansiosi e supplichevoli erano puntati su di lui con un'espressione di avida attesa. «Posso sempre fare in modo di vederla di rado,» pensò Boris. «Ma la cosa è avviata e ora conviene portarla a termine!» Si coprì di rossore, alzò verso di lei gli occhi e disse:   
   «Voi conoscete i sentimenti che ho per voi!»   
   Non c'era bisogno di dire di più: la faccia di Julie si fece raggiante di trionfo e di soddisfazione, ma ella lo costrinse egualmente a dire

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