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pazienza!» pensava, guardando Sonja che entrava in quel momento, anche lei già vestita e col ventaglio in mano. «Ma, lei è diversa. Io non posso!»   
   In quel momento Nataša si sentiva così commossa e intenerita, che per lei era troppo poco amare e sapere di essere amata: aveva bisogno di abbracciare l'uomo amato in quel momento, subito; di dire e di ascoltare dalla sua voce le parole d'amore di cui il suo cuore era colmo. Mentre, seduta in carrozza accanto a suo padre, guardava pensierosa le luci dei fanali che balenavano oltre il finestrino ghiacciato, si sentiva ancor più innamorata e più triste, fino al punto di dimenticare con chi fosse e dove stesse andando.   
   A un certo punto la carrozza dei Rostov si trovò presa in una fila di altre carrozze e stridendo lentamente sulla neve si avvicinò alla porta del teatro. Nataša e Sonja saltarono giù in fretta tenendo sollevati gli abiti; il conte scese dalla carrozza, aiutato dai domestici e tutti e tre si avviarono verso il corridoio delle btagnoires in mezzo a signore e uomini che entravano e ai venditori di affiches.   
   «Nathalie, vos cheveux,» bisbigliò Sonja.   
   La maschera scivolò fra le signore, ossequiosa, e frettolosamente aprì la porta del palco. Quando varcarono la soglia, la musica si fece udire più nitida; brillarono le file illuminate dei palchi con le spalle e le braccia nude delle signore e il parterre rumoroso e scintillante di uniformi militari. Una signora che stava entrando nella baignoire vicina squadrò Nataša lanciandole un'occhiata carica di femminile invidia. Il sipario non si era ancora alzato, stavano eseguendo l'ouverture. Nataša, aggiustandosi l'abito, entrò insieme con Sonja e sedette contemplando le file illuminate dei palchi di fronte. Quella sensazione che non provava più da tanto tempo, di centinaia d'occhi posati sulla sua scollatura e

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