Julie che, con l'espressione felice, sedeva accanto a sua madre, con le perle che le cingevano il grosso collo dal colore acceso (che Nataša sapeva di quanta cipria fosse cosparso). Dietro di loro, sorridente, si vedeva la bella testa di Boris dalla liscia pettinatura, accostare l'orecchio alla bocca di Julie. Egli, senza lasciarsene avvedere, guardava i Rostov e frattanto diceva sorridendo qualcosa alla sua fidanzata.
«Parlano di noi, di me e di lui!» pensò Nataša. «E di certo lui starà cercando di placare la gelosia della sua fidanzata nei miei confronti. È inutile che si preoccupino! Se sapessero quanto poco m'importa di loro.»
Dietro, sedeva Anna Michajlovna, con in testa una tocque verde, il volto felice e festoso, devota al volere di Dio. Nel loro palco regnava quell'atmosfera particolare che circonda i fidanzati e che Nataša conosceva e amava tanto. Ella si voltò, e, a un tratto, le tornarono alla mente tutti i particolari umilianti della sua visita di quel mattino.
«Che diritto ha lui di non volermi accettare nella sua famiglia? Ah, meglio non pensare a queste cose, meglio non pensarci fino al suo arrivo!» pensò, e prese a guardare le facce note e ignote che popolavano il parterre.
Nella parte anteriore del parterre, proprio al centro, appoggiato con la schiena alla ribalta, c'era Dolochov, in costume persiano, con l'enorme casco di capelli ricciuti pettinati all'in su. Se ne stava lì in piedi, visibile a tutto il teatro, sapendo di attirare su di sé l'attenzione di tutta la sala, ma con la stessa disinvoltura di chi si fosse trovato in casa propria. Intorno a lui si affollavano i più brillanti giovani di Mosca ed era palese che fra costoro lui primeggiava.
Il conte Il'ja Andreiè, ridendo, urtò col gomito Sonja, che si era fatta rossa, mostrandole il suo antico adoratore.