prima figura egli le strinse di nuovo la mano. Nataša levò su di lui gli occhi spaventati, ma nello sguardo tenero e nel sorriso di Anatol' c'era un espressione così dolce e al tempo stesso presuntuosa che, guardandolo, lei non riusciva a dire ciò che voleva, e chinò lo sguardo.
«Non ditemi queste cose; io sono fidanzata e amo un altro,» mormorò in fretta. Poi lo guardò: Anatol' non era turbato, né addolorato da ciò che lei aveva detto.
«Non parlatemi di questo. Che importanza ha per me?» disse. «Io dico che sono pazzamente, pazzamente innamorato di voi. È forse colpa mia se voi siete affascinante?... Tocca a noi cominciare...»
Eccitata e inquieta, Nataša si guardò attorno con gli occhi spalancati e spaventati e sembrava più allegra del solito. Non capiva quasi nulla di ciò che stava accadendo, quella sera. Ballarono l'écossaise, il grossvater, suo padre la incoraggiò ad andare, e lei lo pregò di restare. Dovunque si trovasse, con chiunque parlasse, sentiva posato su di sé lo sguardo di Anatol'. Poi si ricordò di aver chiesto il permesso al padre di andare alla toilette per accomodarsi l'abito; che Hélène era uscita dietro di lei, le aveva parlato ridendo dell'amore di suo fratello e che, in una piccola stanza con dei divani, aveva incontrato nuovamente Anatol', mentre Hélène era scomparsa chissà dove, che erano rimasti soli e Anatol', presale la mano, le aveva detto con voce colma di tenerezza:
«Io non posso venire da voi, ma è mai possibile che non vi debba più rivedere? Io vi amo pazzamente. Mai, mai più? Com'è possibile?...» E, sbarrandole la strada, aveva accostato il proprio viso al suo.
I grandi occhi scintillanti di Anatol' erano così vicini ai suoi, che Nataša non vedeva nulla all'infuori di quegli occhi.
«Nathalie?» bisbigliò in tono interrogativo la voce virile di lui, e