«Nataša, io non ti capisco. Che cosa stai dicendo! Pensa a tuo padre, a Nicolas.»
«Io non ho bisogno di nessuno, non amo nessuno; amo soltanto lui. Come osi dire che lui non è una persona onesta? Non sai che io lo amo?» disse con ira Nataša. «Sonja, vattene, non voglio litigare con te; va' via, per amor di Dio, va' via; lo vedi come soffro!» gridò con voce astiosa e disperata, densa di collera appena trattenuta.
Sonja scoppiò in singhiozzi e fuggì dalla stanza.
Nataša si avvicinò al tavolo, e senza pensarci nemmeno un minuto, scrisse alla principessina Mar'ja la risposta che non era riuscita a scrivere durante tutta la mattinata. Scrisse laconicamente che tutti i loro malintesi erano finiti; che, approfittando della magnanimità del principe Andrej, il quale, partendo, le aveva lasciato ogni libertà, la pregava di dimenticare tutto e di perdonarla se era in colpa nei suoi confronti, ma che lei non poteva essere la moglie del principe Andrej. In quel momento tutto le pareva facile, semplice e chiaro.
Il venerdì i Rostov sarebbero dovuti partire per la campagna, e il mercoledì il conte andò insieme con un acquirente nella sua tenuta vicino a Mosca.
Il giorno dell'assenza del conte Sonja e Nataša furono invitate a un grande pranzo dai Kuragin e Mar'ja Dmitrievna le accompagnò. A quel pranzo Nataša s'incontrò di nuovo con Anatol'; Sonja la vide che parlava con lui di qualcosa e non desiderava essere sentita, e che per tutto il tempo del pranzo fu anche più agitata del solito. Quando tornarono a casa, Nataša iniziò subito a spiegare ciò che Sonja si aspettava.
«Sonja, tu hai detto un mucchio di sciocchezze sul suo conto,» cominciò