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cercando di persuaderla che bisognava nascondere tutto al conte, che nessuno avrebbe saputo nulla se Nataša si fosse impegnata a dimenticare e a non lasciar trapelare di fronte a nessuno quello che era successo. Nataša non rispondeva. Non singhiozzava piů, ma era scossa da brividi e tremava tutta. Mar'ja Dmitrievna le mise un cuscino sotto la testa, la coprě con due coperte e le portň lei stessa un infuso di tiglio; ma Nataša non rispondeva alle sue parole.   
   «E va bene, lasciamola dormire,» disse Mar'ja Dmitrievna uscendo dalla stanza, convinta che Nataša stesse dormendo. Ma Nataša non dormiva e con gli occhi fissi, spalancati nel viso pallido, guardava dritta davanti a sé. Non dormě per tutta la notte, né pianse, né parlň mai con Sonja, che varie volte si era alzata andandole vicino.   
   Il giorno dopo, all'ora di colazione, come aveva promesso, il conte Il'ja Andreič tornň dalla sua proprietŕ nei dintorni di Mosca. Era molto allegro: l'affare con l'acquirente era andato in porto e adesso ormai nient'altro lo tratteneva a Mosca; gli pesava la separazione dalla contessa e ne aveva nostalgia.   
   Mar'ja Dmitrievna lo accolse annunciandogli che Nataša il giorno prima era stata molto male, che avevano mandato a chiamare il dottore, ma ora stava meglio. Quella mattina Nataša non uscě dalla sua stanza. Sedeva davanti alla finestra con le labbra screpolate e serrate, gli occhi asciutti e fissi, scrutando inquieta la gente che passava per la strada e voltandosi in fretta se qualcuno entrava nella camera. Evidentemente aspettava notizie di lui, aspettava che lui venisse di persona, oppure le scrivesse.   
   Quando il conte entrň da lei, si volse inquieta al rumore dei passi maschili e la sua faccia assunse l'espressione fredda e persino cattiva di

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