Aprendo la porta del salone, Pierre vide Nataša seduta vicino alla finestra col viso magro e pallido, l'espressione dura. Lei si volse verso di lui, aggrottò la fronte e uscì dalla camera con un'espressione di fredda dignità.
«Che cos'è successo?» domandò Pierre entrando da Mar'ja Dmitrievna.
«Belle cose,» rispose Mar'ja Dmitrievna. «Sono al mondo da cinquantotto anni e non avevo mai visto una vergogna simile.»
Dopo aver avuto da Pierre la promessa categorica di tacere su quanto ora avrebbe saputo, Mar'ja Dmitrievna gli riferì che Nataša aveva ripudiato il fidanzato senza che i genitori lo sapessero, che la causa di questo rifiuto era stato Anatol' Kuragin col quale Hélène l'aveva fatta incontrare e che Nataša voleva fuggire con Kuragin approfittando dell'assenza di suo padre per sposarsi segretamente.
Pierre ascoltava quello che Mar'ja Dmitrievna gli andava dicendo, alzando le spalle e spalancando la bocca, incapace di credere alle proprie orecchie. Che la fidanzata del principe Andrej, così appassionatamente amata, che Nataša Rostova fino a quel momento così adorabile potesse lasciare Bolkonskij per quell'imbecille di Anatol', il quale per giunta era già sposato (Pierre era al corrente di quel matrimonio segreto) e innamorarsene al punto di accettare di fuggire con lui, era una cosa che Pierre non riusciva a comprendere e nemmeno a concepire.
La cara immagine di Nataša, che egli conosceva fin dall'infanzia, non poteva associarsi nel suo animo a questa nuova immagine della sua bassezza, della sua stupida crudeltà. Gli venne in mente sua moglie. «Sono tutte eguali,» pensò, considerando che non soltanto a lui era toccata la triste sorte di trovarsi legato a una donna spregevole. E tuttavia provava un sentimento, di tale compassione, da indurlo a piangere per il principe