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se ne andò. Andò in giro per la città a cercare Anatol' Kuragin, al cui pensiero adesso tutto il sangue gli affluiva al cuore tanto che si sentiva mozzare il respiro. Non era né alle montagne, né dagli zingari, né da «Comoneno». Pierre andò al club. Qui tutto era come al solito: i soci venuti per il pranzo sedevano a gruppi e salutarono Pierre, parlando delle novità cittadine. Un domestico, dopo averlo salutato, essendo al corrente delle sue conoscenze ed abitudini, gli riferì che gli era stato riservato un posto nella sala da pranzo piccola, che il principe Michail Zacharyè era in biblioteca e Pavel Timofeiè non era ancora arrivato. Uno dei conoscenti di Pierre, nel mezzo di una conversazione sul tempo, gli domandò se avesse saputo qualcosa del rapimento della Rostova da parte di Kuragin, di cui si parlava in città, e se la notizia fosse vera. Pierre rispose ridendo che era un'assurdità, giacché in quel momento lui veniva proprio da casa Rostov. Chiese a tutti di Anatol'; uno gli disse che non era ancora venuto, un altro che doveva venire a pranzo. A Pierre faceva uno strano effetto vedere quella folla calma e indifferente che non sapeva che cosa stesse succedendo invece nella sua anima. Girò per il salone, aspettò finché tutti non furono arrivati e, senza ormai attendere più Anatol', rinunciò a pranzare e se ne andò a casa.   
   Mentre Pierre lo cercava, quel giorno Anatol' era a pranzo da Dolochov e si consigliava con lui sul modo migliore per rimediare alla faccenda ormai compromessa. Gli sembrava necessario incontrarsi con la Rostova. La sera andò da sua sorella per discutere con lei sulle modalità di quell'incontro, cosicché, quando Pierre, dopo aver girato invano per tutta Mosca, tornò a casa, il maggiordomo gli annunciò che il principe Anatolij Vasil'eviè era dalla contessa. Il salone di Hélène era pieno di invitati.   
   Senza salutare la moglie, che non aveva ancora visto dopo il suo

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