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ritorno a Mosca (in quel momento lei gli era più odiosa che mai), Pierre entrò nel salotto, e, vedendo Anatol' gli si avvicinò.   
   «Ah, Pierre,» disse la contessa avvicinandosi al marito. «Tu non sai in che situazione si trova il nostro Anatol'...»   
   Ma si fermò, vedendo nella testa protesa del marito, nei suoi occhi scintillanti, nel suo passo risoluto quei sintomi terribili di furore e di energia che lei ben conosceva e aveva personalmente sperimentato dopo il duello con Dolochov.   
   «Dove siete voi, c'è la corruzione, c'è il male,» disse Pierre alla moglie. «Anatol', venite, devo parlarvi,» aggiunse in francese.   
   Anatol' si volse a guardare la sorella e si alzò docilmente per seguire Pierre.   
   Pierre lo afferrò per un braccio, lo trasse verso di sé e si avviò per uscire.   
   «Si vous vous permettez dans mon salon... !» disse Hélène a bassa voce; ma Pierre uscì dalla stanza senza risponderle.   
   Anatol' lo seguì con la solita andatura spavalda; ma sul suo volto c'erano i segni dell'inquietudine.   
   Entrando nello studio, Pierre chiuse la porta e si rivolse ad Anatol' senza guardarlo.   
   «Voi avete promesso alla contessina Rostova di sposarla? Volevate rapirla?»   
   «Mio caro,» rispose Anatol' in francese (lingua in cui si svolgeva tutta la conversazione), «non mi ritengo tenuto a rispondere a domande fatte in questo tono.»   
   La faccia di Pierre, che già prima era pallida, si alterò per il furore. Con la sua grossa mano egli afferrò Anatol' per il collo

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