dell'uniforme e prese a scuoterlo in qua e in là fin quando la faccia di Anatol' non ebbe assunto una congrua espressione di spavento.
«Quando dico che io devo parlarvi...» ripeté Pierre.
«Via, tutto questo è sciocco, non vi pare?» disse Anatol' tastando un bottone del colletto strappato insieme con la stoffa.
«Voi siete un mascalzone, un delinquente; non so che cosa mi trattiene dal piacere di fracassarvi la testa con questo,» disse Pierre esprimendosi in modo così artificioso perché parlava in francese.
Aveva afferrato un pesante fermacarte e sollevato in un gesto minaccioso, ma affrettandosi però a rimetterlo subito a posto.
«Le avete promesso di sposarla?»
«Io, io non pensavo... Del resto, io non l'ho mai promesso, perché...»
Pierre l'interruppe.
«Avete delle lettere sue? Avete delle lettere?» tornò a ripetere, avvicinandosi ad Anatol'.
Anatol' gli lanciò un'occhiata e subito si ficcò una mano in tasca levandone il portafoglio.
Pierre prese la lettera che l'altro gli porgeva, e spingendo da parte un tavolo che gli impediva il passo si lasciò cadere sul divano.
«Je ne serai pas violent, ne craignez rien,» disse, rispondendo a un gesto spaventato di Anatol'. «Ecco le lettere, dunque; e uno,» disse ancora come se ripetesse una lezione a se stesso. «In secondo luogo,» continuò, dopo un momento di silenzio, alzandosi di nuovo e cominciando a camminare, «domani voi dovete partire da Mosca.»
«Ma come faccio...»
«In terzo luogo,» continuò Pierre senza ascoltarlo, «non dovrete mai dire una parola di ciò che c'è stato fra voi e la contessina. Questo, lo