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   «Ha detto che se l'aspettava,» disse, «io so che il suo orgoglio non gli permette di esprimere ciò che sente, ma comunque ha sopportato la cosa meglio, molto meglio di quanto io mi aspettassi. Si vede che così doveva essere...»   
   «Ma possibile che tutto sia proprio finito?» disse Pierre.   
   La principessina Mar'ja lo guardò con stupore. Non riusciva nemmeno a capire come si potesse domandare una cosa simile. Pierre entrò nello studio.   
   Il principe Andrej vestiva in borghese. Era molto cambiato, palesemente rimesso in salute ma con una ruga in mezzo ai sopraccigli che prima non aveva. Era in piedi di fronte al padre e al principe Mešèerskij e discuteva con calore, facendo dei gesti energici.   
   Si parlava di Speranskij: era appena giunta a Mosca la notizia dell'improvviso esilio e del presunto tradimento.   
   «Adesso lo condannano e lo accusano le stesse persone che un mese fa erano entusiaste di lui,» diceva il principe Andrej, «e quelli stessi che non erano nemmeno in grado di capire i suoi propositi. Condannare un uomo in disgrazia è molto facile: in questo modo gli si scaricano sulle spalle tutti gli errori degli altri; ma io dico che se, durante questo regno, si è fatto qualcosa di buono, tutto questo è stato fatto da lui, da lui soltanto...» Accorgendosi di Pierre, egli si fermò. Il suo viso ebbe un tremito e assunse un'espressione contrariata. «E i posteri gli renderanno giustizia,» concluse; poi si rivolse a Pierre.   
   «Ebbene, tu come stai? Diventi sempre più grasso,» disse animatamente; ma quella nuova ruga si incise ancor più profonda nella sua fronte. «Sì, io sto bene,» rispose alla domanda di Pierre, e sorrise ironico.   
   Per Pierre era chiaro che quel sorriso significava:   

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