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   «Sto bene, ma la mia salute non serve a nessuno.» Dopo aver detto qualche parola a Pierre sul pessimo stato delle strade dopo la frontiera polacca, sul fatto d'aver incontrato in Svizzera delle persone che conoscevano Pierre e sul signor Dessalles che aveva portato dall'estero come educatore per il figlio, il principe Andrej tornò a immergersi con lo stesso calore nella discussione su Speranskij, che nel frattempo era continuata fra i due vecchi.   
   «Se si trattasse di tradimento e se ci fossero le prove dei suoi rapporti segreti con Napoleone, le avrebbero denunciate pubblicamente,» disse parlando in fretta e con calore. «Io personalmente non amavo e non amo Speranskij, però amo la giustizia.»   
   Ora Pierre ritrovava nel suo amico il bisogno, che lui stesso conosceva fin troppo bene, di agitarsi e di discutere per una questione che gli era estranea soltanto per soffocare dei pensieri intimi troppo penosi.   
   Quando il principe Mešèerskij se ne fu andato, il principe Andrej prese Pierre sotto braccio e lo invitò nella stanza che gli era stata assegnata. Nella camera c'era un letto disfatto, e valigie e bauli aperti. Il principe Andrej si avvicinò ai bagagli, prese una scatola e ne tolse un pacchetto incartato. Faceva tutto in silenzio e molto in fretta. Si rialzò ed ebbe un colpo di tosse. Aveva il volto accigliato e le labbra serrate.   
   «Scusami se ti do questo fastidio...»   
   Pierre capì che il principe Andrej voleva parlargli di Nataša e la sua larga faccia espresse un sentimento di compatimento e di partecipazione. Questa espressione irritò il principe Andrej, che continuò in tono deciso, rumoroso e sgradevole: «Ho avuto un rifiuto da parte della contessina Rostova e mi sono giunte voci che tuo cognato ne avrebbe chiesto la mano, o qualcosa di simile. È vero?»   

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