lavorassero attivamente a tale scopo; benché lo stesso Napoleone avesse scritto una lettera all'imperatore Alessandro, chiamandolo Monsieur mon frère, nella quale affermava in tutta sincerità di non desiderare la guerra e che l'avrebbe sempre amato e stimato, partì nondimeno per raggiungere l'esercito, e ad ogni tappa continuò a impartire ordini volti ad accelerare il movimento delle truppe da occidente verso oriente. Viaggiava in una carrozza di posta, trainata da sei cavalli, circondata da paggi, da aiutanti di campo e dalla scorta, percorrendo la grande arteria che passava Posen, Thorn, Danzica e raggiungeva Königsberg. E in ciascuna di queste città, moltitudini di persone lo accolsero con trepidazione ed entusiasmo.
L'armata si spostava da occidente verso oriente, e i cavalli, via via sostituiti, trasportavano anche lui nella stessa direzione. Il 10 giugno egli raggiunse l'armata e pernottò nella foresta di Wilkowiszki, in un alloggio appositamente allestito nella tenuta di un conte polacco.
Il giorno dopo, raggiunta l'armata, Napoleone si portò in carrozza sulle rive del Niemen per esaminare da vicino il punto in cui si sarebbe dovuto valicare il fiume.
Indossò un'uniforme polacca e si spinse giù sulla riva.
Avendo visto dall'altra parte les Cosaques e la distesa delle steppe (les Steppes), al centro delle quali sorgeva Moscou, la ville sainte, la capitale di quello stato paragonabile all'impero degli Sciti dove si era spinto Alessandro il Macedone, tra la sorpresa generale e in più in contrasto con ogni considerazione strategica e diplomatica, Napoleone ordinò l'avanzata, e l'indomani le sue truppe cominciarono a varcare il Niemen.
Nelle prime ore del 12 egli uscì dalla tenda, che quel giorno era stata