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piantata sulla scoscesa sponda destra del Niemen, e attraverso il binocolo indugiò a osservare il finire incessante delle sue truppe, che dalla foresta di Wilkowiszki dilagavano sui tre ponti gettati sul corso del Niemen. Le truppe non ignoravano la presenza dell'Imperatore: lo cercavano con gli occhi, e quando rintracciavano lassù, davanti alla tenda, la nota figura in redingote e bicorno, gettavano in alto i képi e gridavano: «Vive l'Empereur!» L'uno dopo l'altro, senza mai esaurirsi, i torrenti umani prorompevano, continuavano a sgorgare dall'immensa foresta che fino a poco prima li aveva tenuti nascosti, e, incolonnandosi sulle tre teste di ponte passavano sulla sponda opposta.   
   «On fera du chemin cette fois-ci. Oh! Quand il s'en mêle lui-même ça chauffe. Nom de Dieu... Le voilà. Vive l'Empereur! Les voilà donc les steppes de l'Asie! Vilain pays tout de même. Au revoir, Beauché; je te réserve le plus beau palais de Moscou. Au revoir! Bonne chance... L'as tu vu, l'Empereur? Vive l'Empereur!... preur! Si on me fait gouverneur aux Indes, Gérard, je te fais ministre du Cachemir, c'est arrêté. Vive l'Empereur! Vive! vive! vive! Les gredins de Cosaques, comme ils filent. Vive l'Empereur! Le voilà! Le vois tu? Je l'ai vu deux fois comme je te vois. Le petit caporal... Je l'ai vu donner la croiíx à l'un des vieux... Vive l'Empereur!...» dicevano voci d'uomini, vecchi e giovani, diversissimi per carattere e posizione sociale. E sulla faccia di tutti questi uomini era dipinta un'espressione comune di gioia per l'inizio della campagna da tanto tempo attesa, e di entusiasmo e di devozione per l'uomo in redingote grigia piantato lassù, lassù, in alto.   
   Il 13 giugno fu sellato per Napoleone un piccolo purosangue arabo; egli montò in sella e si avviò al galoppo verso uno dei ponti sul Niemen, mentre senza posa echeggiavano ovazioni entusiastiche, che lui

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