evidentemente sopportava solo perché non si poteva proibire a quegli uomini di manifestare con le grida il loro affetto per l'imperatore. Ma in realtà queste grida, che lo accompagnavano ovunque, lo opprimevano e lo distraevano dalle preoccupazioni d'ordine militare che lo avevano assalito fin dal momento in cui aveva raggiunto l'esercito. Varcò il fiume su uno degli oscillanti ponti di barche; raggiunse la sponda opposta, poi bruscamente deviò a sinistra e si diresse al galoppo verso Kowno, preceduto dai cacciatori della guardia a cavallo, frementi di gioia e d'entusiasmo, che gli aprivano la strada, facendo sgomberare la strada alle truppe. Giunto all'ampio corso della Wilja, si fermò accanto a un reggimento polacco di ulani, in sosta sulla riva.
«Evviva!» gridarono i polacchi, anch'essi presi da entusiasmo, scompigliando le file e accalcandosi l'un l'altro per poterlo vedere. Napoleone osservò il fiume, smontò da cavallo e sedette su un tronco d'albero che giaceva lungo la sponda. A un tacito segno gli porsero il binocolo; egli lo appoggiò sulla schiena di un paggio, subito accorso felice, e si mise a guardare la sponda opposta del corso d'acqua. Poi prese a consultare una carta geografica dispiegata su alcuni tronchi ammucchiati. Senza alzare il capo disse qualcosa e due suoi aiutanti partirono al galoppo verso gli ulani polacchi.
«Che cosa? Che ha detto?» si udì fra le file degli ulani, quando uno degli aiutanti li raggiunse al galoppo.
Era stato impartito l'ordine di trovare un punto della corrente ove poter passare a guado, e di varcare il fiume. Il comandante degli ulani polacchi, un uomo anziano di bell'aspetto, arrossendo e confondendosi per l'emozione, chiese all'aiutante se gli fosse consentito attraversare il fiume coi suoi ulani senza cercare il guado. Chiedeva che gli fosse