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   Il colonnello francese stentava a soffocare gli sbadigli ma era cortese e chiaramente comprendeva il prestigio che rivestiva la persona di Balašëv. Lo accompagnò al di là dello schieramento dei soldati e gli comunicò che probabilmente il suo desiderio di essere introdotto alla presenza dell'imperatore avrebbe avuto seguito immediato, giacché l'alloggiamento imperiale, a quanto sapeva, si trovava a breve distanza.   
   Passarono dunque a cavallo attraverso il villaggio di Rykonty, fra le scuderie da campo degli ussari, le sentinelle e i soldati che rendevano gli onori al loro colonnello e osservavano incuriositi le uniformi russe e sboccarono al capo opposto del villaggio. A detta del colonnello, a due chilometri c'era il comandante della divisione, che avrebbe accolto Balašëv per accompagnarlo a destinazione.   
   Il sole era ormai alto e balenava gaio sul verde smagliante dei campi.   
   Erano appena saliti a mezza costa dietro un'osteria, quando dal versante opposto di un'altura emerse un gruppo di cavalieri che veniva loro incontro. In testa procedeva, su un cavallo morello dai finimenti luccicanti al sole, un uomo d'alta statura dal cappello adorno di piume, i capelli inanellati che gli piovevano sulle spalle. Indossava un mantello scarlatto, e le lunghe gambe erano protese in avanti, così come son soliti cavalcare i francesi. Quest'uomo avanzava al galoppo verso Balašëv, luccicante e sventolantc al vivido sole di giugno, tutto piume, pietre preziose e galloni dorati.   
   Balašëv era ormai alla distanza di due cavalli dal cavaliere che veniva galoppandogli incontro, il viso teatralmente solenne, carico di braccialetti, di piume, di collane e d'oro, quando Ulner, il colonnello francese, mormorò rispettosamente: «Le roi de Naples.»   
   In effetti costui era Murat, che ora aveva assunto la qualifica di re

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