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   «Sonja, anima mia, non darle retta. Non devi crederle. Ti ricordi quando abbiamo parlato tutti e tre insieme nella stanza dei divani con Nikolen'ka? ti ricordi, dopo cena? Avevamo deciso tutto, come tutto sarebbe stato. Ora non mi ricordo più come, ma ti ricordi com'era tutto bello, com'era tutto possibile? Il fratello dello zio Šinšin non è forse sposato con una cugina in primo grado? E noi siamo di secondo grado! Boris ha detto che si può benissimo! Sai, io gli ho detto tutto; lui è così intelligente, così bravo,» diceva Nataša. «Sonja, tesoro, non piangere.» E Nataša la baciò ridendo. «Vera è cattiva, non le badare! Ma vedrai, tutto andrà bene; lei non dirà nulla alla mamma; sarà Nikolen'ka a dirglielo, invece; lui a Julie non ha mai pensato.»   
   E Nataša la baciò sui capelli. Sonja si sollevò e la bella gattina tornò ad animarsi; gli occhietti brillarono ed ecco che parve pronta ad agitare la coda, a fare un balzo sulle morbide zampe e giocare di nuovo col gomitolo come le si conveniva.   
   «Tu lo credi davvero? Me lo giuri?» disse, rassettandosi svelta l'abito e la pettinatura. «Su Dio!»   
   «Davvero! Su Dio!» rispose Nataša accomodando all'amica una ciocca ribelle che le era uscita dalla treccia.   
   E tutt'e due scoppiarono a ridere.   
   «Be', andiamo a cantare "La fonte".»   
   «Sì, andiamo.»   
   «Ma sai che Pierre, quel grassone che era seduto davanti a me è davvero buffo?» disse improvvisamente Nataša, fermandosi. «Come mi ha fatto divertire!»   
   E Nataša si lanciò di corsa per il corridoio.   
   Sonja si scosse di dosso le piume, nascose i versi in seno, dove

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