risaltavano le ossa sporgenti della clavicola; poi con passo lieve e gioioso anch'essa prese a correre dietro Nataša verso la stanza dei divani. Su richiesta degli invitati i giovani cantarono a quattro voci «La fonte» che piacque molto a tutti; poi Nikolaj cantò una canzone imparata da poco.
In dolce notte, al lume della luna,
immensa gioia il sognare ti dà
che nel mondo esiste pur qualcuna
che in quel momento a te pensando sta!
Che pur costei, con le soavi dita
sull'arpa d'oro vagando, tra sé,
con le sue note di passione e vita
a sé ella chiama, e chiama proprio te!
Ancora un dì, poi s'apre il paradiso...
Ma ahi! l'amico tuo più non verrà!
Ma non aveva ancora finito di cantare le ultime parole che già in sala la gioventù si preparava alle danze e nel coretto i musicanti tossicchiavano e pestavano i piedi.
Pierre era seduto in salotto, dove Šinšin, essendo da poco arrivato dall'estero, aveva intavolato una conversazione politica che a Pierre riusciva noiosa, e alla quale si erano associati anche altri. Quando la musica cominciò a suonare, Nataša entrò nel salotto; andò diritta verso Pierre, e arrossendo, gli occhi ridenti, gli disse!
«La mamma mi ha detto d'invitarvi a ballare.»