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   «Ho paura di far confusione con le figure,» disse Pierre, «ma se siete disposta a farmi da maestra...»   
   E abbassandolo di molto, offrì il suo grosso braccio all'esile fanciulla.   
   Intanto le coppie si andavano disponendo e i suonatori accordavano gli strumenti. Pierre si mise a sedere in compagnia della sua piccola dama. Nataša era al colmo della felicità: ballava con un grande, con uno appena arrivato dall'estero. Si teneva seduta bene in vista e discorreva con lui come un'adulta. Reggeva in mano un ventaglio che una signorina le aveva dato da tenere; e ora, assumendo l'atteggiamento più mondano (Dio sa dove e quando l'avesse imparato), parlava col suo cavaliere, ora facendosi vento ora sorridendo di tra il ventaglio.   
   «Guardate, guardate! Che tipetto, eh?» diceva la contessa attraversando la sala e indicando Nataša.   
   Nataša arrossì e scoppiò a ridere.   
   «Be', che cosa c'è, mamma? Che cosa vi prende? Che cosa c'è di tanto strano?»   
   Verso la metà della terza écossaise in salotto, dove giocavano il conte e Mar'ja Dmitrievna, le sedie vennero spostate, poi la maggior parte degli invitati di riguardo e delle persone anziane, stiracchiandosi dopo la lunga seduta e rimettendo in tasca portafogli e borsellini, si fecero avanti sulla soglia della sala. Precedevano Mar'ja Dmitrievna ed il conte, tutti e due lieti in viso. Il conte porgeva il braccio piegato a Mar'ja Dmitrievna con una sorta di gentilezza scherzosa, quasi in stile da balletto. Il suo portamento era eretto, ed il viso illuminato da un particolare sorriso furbesco e baldanzoso. Non appena ebbero finito di ballare l'ultima figura, applaudì ai musicisti e gridò verso il coretto,

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