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   Il re cominciò a parlare a voce vibrante e concitata, perdendo tosto tutta la sua dignità regale. Senza nemmeno accorgersene passò al tono di benevola familiarità che gli era usuale. Posò la sua mano sulla criniera del cavallo di Balašëv.   
   «Eh bien, général, tout est à la guerre, à ce qu'il paraît,» disse, come rammaricandosi di un dato di fatto sul quale non poteva pronunciarsi.   
   «Sire» rispose Balašëv, «l'Empereur mon maître ne désire point la guerre, comme Votre Majesté le voit,» proseguì; e ricorreva di continuo a quel votre Majesté. Affettando di reiterare il titolo nei confronti di una persona per la quale un siffatto titolo rifletteva ancora carattere di novità.   
   La faccia di Murat raggiava di stolida soddisfazione mentre ascoltava monsieur de Balachoff. Ma, royauté oblige: aveva motivo di credere nell'urgenza di trattare con l'inviato di Alessandro di affari di stato in qualità di re e di alleato. Scese dunque di cavallo, prese Balašëv sottobraccio, si allontanò di qualche passo dal seguito, in rispettosa attesa, e cominciò a passeggiare avanti e indietro con lui, sforzandosi di dire cose significative. Rammentò che l'imperatore Napoleone s'era sentito offeso dalla richiesta di ritirare le truppe dalla Prussia, specialmente quando tale richiesta era ormai a tutti nota e pertanto costituiva un affronto alla dignità della Francia.   
   Balašëv rispose che in quella richiesta non c'era nulla di offensivo, dal momento che... Murat lo interruppe:   
   «Sicché voi siete convinto che il provocatore non sia l'imperatore Alessandro?» esclamò all'improvviso con un sorriso sciocco e bonario.   
   Balašëv dichiarò che, effettivamente, riteneva che il promotore della

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