Nel meccanismo dell'organizzazione statale, queste persone sono necessarie come lo sono i lupi nell'organizzazione della natura: esse sussistono sempre: sempre appaiono e si sorreggono, per quanto incongrue sembrino la loro presenza e la loro intimità vicino a chi guida le sorti dello stato. Solo in base a questa necessità, si può spiegare il fatto che il crudele Arakèeev, che di sua mano strappava i baffi ai granatieri, e per debolezza di nervi non sapeva affrontare il pericolo, che un uomo ignorante come lui, goffo e stonato a corte, potesse fruire di tanta potenza nonostante l'indole nobile e cavalleresca di Alessandro.
Balašëv trovò il maresciallo Davout nella rimessa di una izba da contadini. Sedeva su un barilotto, intento a svolgere mansioni amministrative. A fianco stava ritto un aiutante. Non sarebbe stato impossibile trovare un locale migliore, ma il maresciallo Davout era di quegli uomini che scelgono a bella posta le condizioni di vita più rudi per accampare il diritto di esser rudi. E per lo stesso motivo costoro sono sempre occupati in qualcosa, con caparbio affanno. «Come volete che pensi alle gioie che riserva la vita quando, come vedete, me ne sto seduto su una botte a lavorare in una sudicia rimessa?» sembrava dire con l'espressione del suo viso. La principale esigenza, il gusto primario di codeste persone consiste, ogniqualvolta s'imbattono nella festosa realtà della vita, nel gettare in faccia a tale festosità il loro tetro, testardo attivismo. Questo piacere si prese Davout quando gli condussero Balašëv. Quando il generale russo entrò, s'immerse ancor più nel suo lavoro e sbirciando di sotto gli occhiali la faccia di Balašëv, festosa e animata per influsso della magnifica mattinata e della conversazione con Murat, non soltanto non si levò in piedi, ma nemmeno si mosse; si accigliò ancor più e allargò la bocca in un sorrisetto maligno e astioso.