Notata sulla faccia di Balašëv, la sgradevole impressione prodotta da quest'accoglienza, Davout sollevò il capo e domandò freddamente che cosa gli servisse.
Nella presunzione che un'accoglienza del genere poteva essergli riservata solo perché Davout ignorava la sua qualifica di generale, di aiutante dell'imperatore Alessandro e perfino di rappresentante di quest'ultimo di fronte a Napoleone, Balašëv si affrettò a esternare il proprio titolo e a precisare la propria missione. Ma in contrasto con le sue previsioni, dopo averlo ascoltato, Davout si fece ancor più burbero e scostante.
«Dov'è il vostro plico?» disse. «Donnez-le moi, je l'enverrai à l'Empereur.»
Balašëv disse che aveva ordine di recapitare di persona il plico a Sua Maestà Imperiale.
«Gli ordini del vostro imperatore sono validi nel vostro esercito,» replicò Davout; «qui dovete fare quello che vi dicono.»
E, per far sentire ancor meglio al generale russo come fosse in balia della forza bruta, Davout inviò l'aiutante a chiamare l'ufficiale di servizio.
Balašëv levò il plico che conteneva la lettera dell'imperatore e la posò sul tavolo (un tavolo ricavato da una porta donde penzolavano i cardini divelti, posata su due barili). Davout prese l'incartamento e lesse l'indirizzo.
«Voi siete nel pieno diritto di mostrarmi o non mostrarmi rispetto,» disse Balašëv. «Ma permettetemi di farvi notare che io ho l'onore di portare il titolo di generale aiutante di campo di Sua Maestà.»
Davout lo fissò, in silenzio. L'emozione, il lieve turbamento espressi