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dal viso di Balašėv gli procuravano evidentemente piacere.   
   «Riceverete il trattamento che vi č dovuto,» disse; e, infilatosi il plico in tasca, uscģ dalla rimessa.   
   Poco dopo entrņ l'aiutante del maresciallo, signor de Castries, e condusse Balašėv nell'alloggio che gli era stato preparato.   
   Quel giorno Balašėv pranzņ nella rimessa in compagnia del maresciallo, su quella stessa porta posata sui due barili.   
   Il giorno dopo Davout giunse di buonora; fece chiamare Balašėv e nel solito tono autoritario lo pregņ di restare lģ, di spostarsi insieme con le salmerie se fossero giunti ordini in tal senso e di non parlare con nessuno, tranne che col signor de Castries.   
   Dopo quattro giorni d'isolamento, di tedio, di quel sentirsi soggetto ad altri e privo d'ogni ruolo (sensazione tanto pił viva e dolorosa, data la potenza dell'ambiente donde proveniva), dopo alcuni spostamenti insieme con le salmerie del maresciallo, con le truppe francesi che occupavano tutta la localitą, Balašėv fu condotto a Vilno, ormai in mano francese, attraverso quella barriera cittadina donde era uscito quattro giorni prima.   
   L'indomani il gentiluomo di camera dell'imperatore, monsieur de Turenne, si presentņ a Balašėv e gli comunicņ il desiderio dell'imperatore Napoleone di degnarlo di un'udienza.   
   Quattro giorni prima, davanti a quello stesso palazzo ave la carrozza stava conducendo Balašėv, c'erano le sentinelle del reggimento Preobraženskij, mentre ora sostavano due granatieri francesi con le divise azzurre aperte sul petto e i berretti di pelo, una scorta di ussari e di ulani e un brillante seguito di aiutanti, di paggi e di generali, i quali aspettavano l'uscita di Napoleone raccolti intorno a un cavallo da sella,

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