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   «A quanto mi dite, mi si chiede di ritirarmi al di qua del Niemen per dare avvio alle trattative; ma due mesi fa si esigeva da me allo stesso modo di ritirarmi oltre l'Oder e la Vistola; e nondimeno eccovi disposti a intavolare negoziati.»   
   In silenzio percorse la stanza da un angolo all'altro; poi si fermò di nuovo di fronte a Balašëv. Il volto di Napoleone era come impietrito in un'espressione severa, mentre la gamba vibrava ancor più rapidamente di prima. Napoleone sapeva di questo tremito del suo polpaccio sinistro. «La vibration de mon mollet gauche est un grand signe chez moi,» avrebbe detto più tardi.   
   «Proposte come quella di sgomberare l'Oder e la Vistola si possono fare al principe di Baden, ma non a me,» proruppe Napoleone del tutto inaspettatamente, anche per sé. «Anche se mi faceste dono di Mosca e di Pietroburgo, non accetterei queste condizioni. Voi sostenete che sono stato io a dar corso alla guerra? Ma chi è stato il primo a raggiungere le sue truppe? L'imperatore Alessandro, non io! E voi mi venite a parlare di trattative quando ho già speso milioni, quando voi avete stretto un patto d'alleanza con l'Inghilterra e quando la vostra situazione s'aggrava sempre più. Mi proponete trattative! Ma qual è stato il fine della vostra alleanza con l'Inghilterra? E che cosa vi ha dato l'Inghilterra, in cambio?» continuò in fretta, lasciando ormai capire che il suo discorso non era volto a illustrare i vantaggi della pace e a discuterne la possibilità, ma solo ad esporre le proprie ragioni e la propria forza e a dimostrare il torto e gli errori di Alessandro.   
   Evidentemente l'esordio del suo discorso mirava a porre in evidenza i vantaggi della sua situazione e a far vedere che nonostante questo, egli

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