Gettò un'occhiata di rammarico a Balašëv. Questi stava per osservare qualcosa, quando Napoleone lo interruppe di nuovo in tono concitato.
«Cos'avrebbe potuto desiderare e non trovare nella mia amicizia l'imperatore Alessandro?» disse l'imperatore francese stringendo le spalle perplesso. «E invece, lui ha preferito l'amicizia dei miei nemici; e di chi poi? Ha chiamato presso di sé gli Stein, gli Armfelt, i Wintzingerode, i Bennigsen. Stein è un traditore cacciato dal suo paese; Armfelt è corrotto e intrigante, Wintzingerode un suddito francese transfuga all'estero; quanto a Bennigsen, è un po' più agguerrito degli altri ma non per questo meno inetto, non ha saputo far nulla nel 1807 e avrebbe dovuto suscitare ricordi molto penosi, nell'imperatore Alessandro... Se, supponiamo, si trattasse di persone capaci, si potrebbe ricorrere ai loro servigi,» proseguì Napoleone, riuscendo a stento a esprimere con le parole le considerazioni che senza posa affioravano alla sua mente, a confermargli la propria ragione e il proprio potere (il che, secondo il suo concetto, era la stessa cosa), «ma non sono nemmeno questo: non servono né alla guerra, né alla pace. Barclay, dicono, è il più efficiente di tutti; ma io non direi, a giudicare dai suoi primi movimenti. Che cosa fanno, loro? Che cosa fanno tutti questi cortigiani? Pfühl propone, Armfelt discute, Bennigsen esamina e Barclay, chiamato ad agire, non sa a che cosa decidersi, e intanto il tempo passa. Soltanto Bagration è uomo di guerra. È stupido, sì, ma ha esperienza, decisione, colpo d'occhio sicuro... E che parte svolge, il vostro giovane imperatore, in questa folla eterogenea e insulsa? Loro lo compromettono e gli addossano la responsabilità di tutto quello che succede. Un souverain ne doit être à l'armée que quand il est général,» disse, pronunciando questa frase con ostentazione, come una sfida lanciata all'imperatore di Russia. Napoleone