le loro espressioni. Quella risposta fu così poco apprezzata, che Napoleone nemmeno se ne accorse e, anzi, domandò ingenuamente a Balašëv quali città toccasse la strada più diretta per Mosca. Balašëv, che durante tutto il pranzo si era tenuto in guardia, rispose che comme tout chemin mène à Rome, tout chemin mène à Moscou; che c'erano altre strade, e che fra tanti itinerari diversi c'era la strada di Poltava, che aveva scelto Carlo XII: e così dicendo, senza volerlo, arrossì per il piacere di questa felice sortita. Balašëv non aveva fatto in tempo a pronunciare la parola Poltava, che già Caulaincourt cominciava a parlare dei disagi della strada da Pietroburgo a Mosca e dei suoi ricordi pietroburghesi.
Dopo pranzo andarono a bere il caffè nello studio di Napoleone, che fino a quattro giorni prima era stato lo studio dell'imperatore Alessandro. Napoleone si sedette, mescolando il caffè nella tazzina di Sèvres, e intanto indicava a Balašëv una sedia accanto a sé.
Nell'uomo che ha appena pranzato c'è una particolare disposizione d'animo che lo induce a sentirsi soddisfatto di sé al di fuori d'ogni fattore razionale, e a considerare tutti come suoi amici. Napoleone si trovava appunto in tali condizioni di spirito. Gli sembrava di essere circondato da una turba adorante ed era convinto che anche Balašëv, dopo il pranzo offertogli, si sentisse suo amico e fosse disposto ad adorarlo. Gli si rivolse pertanto con un sorriso garbato e lievemente ironico:
«A quanto mi è stato detto, questa è la stessa stanza nella quale risiedeva l'imperatore Alessandro. Curioso, generale, non le pare?» disse, senza, evidentemente, il minimo dubbio che quella considerazione potesse riuscire sgradita al suo interlocutore, dato che stava a dimostrare la sua superiorità, dell'imperatore francese, su Alessandro.
Balašëv non rispose e chinò il capo in silenzio.