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riafferrato con la forza di prima, ed ora egli non vedeva l'ora di fuggire da quei ricordi e di impegnarsi al più presto in un'occupazione qualsiasi.   
   «Davvero parti, André?» gli disse la sorella.   
   «È una fortuna che me ne possa andare,» esclamò il principe Andrej, «mi duole solamente che tu non possa fare altrettanto.»   
   «Perché parli così?» esclamò la principessina Mar'ja. «Perché parli così proprio ora che parti per questa guerra orrenda e lui è così vecchio? Mademoiselle Bourienne mi ha detto che ha domandato di te...»   
   Le bastò toccare quest'argomento perché le sue labbra tremassero e le lacrime le sgorgassero dagli occhi. Il principe Andrej si volse dall'altra parte e prese a camminare per la stanza.   
   «Ah, Dio mio! Dio mio! Quando si pensa alle cose, alle persone (certe nullità!) che sono causa dell'infelicità umana!» proruppe con una collera che sgomentò la principessina Mar'ja.   
   Ella comprese che parlando delle persone che aveva definito una nullità, Andrej non alludeva soltanto alla Bourienne, donde derivava l'infelicità di lei, ma anche all'uomo che aveva spezzato la propria felicità.   
   «André, di una cosa ti prego, ti supplico,» gli disse allungando una mano fino a sfiorargli il gomito e guardandolo con occhi che le raggiavano fra le lacrime. «Io ti capisco (e la principessina Mar'ja chinò lo sguardo). Non credere che il dolore sia creato dagli uomini, gli uomini sono uno strumento di Dio.» E il suo sguardo si levò un poco al di sopra della testa di Andrej, con quella sicurezza e familiarità con cui si guarda il posto ben noto ove sta appeso un ritratto. «Il dolore è mandato da Lui, non dagli uomini. Gli uomini sono solo suoi strumenti, essi non

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