in proprio uno Stato Maggiore da comandare in capo, ma solo lo Stato Maggiore del quartier generale imperiale. In qualitŕ di comandante di questo Stato Maggiore imperiale, egli aveva presso di sé il maresciallo degli alloggiamenti principe Volkonskij; oltre a generali, aiutanti di campo, funzionari diplomatici e un gran numero di stranieri; ma non uno Stato Maggiore di ufficiali effettivi. Inoltre si trovavano al seguito dell'imperatore innumerevoli personaggi senza precise mansioni: Arakčeev, ex ministro della guerra; il conte Bennigsen, il piů anziano per grado dei generali; il granduca ereditario Konstantin Pavlovič; il cancelliere conte Rumjančev; Stein, ex ministro di Prussia; Armfelt, generale svedese; Pfühl, principale ideatore del piano della campagna in corso; il generale aiutante Paolucci, l'«emigrato sardo»; il generale Wohlzogen e molti altri. Sebbene costoro si trovassero di stanza presso l'esercito senza incarichi militari definiti, per la loro posizione prestigiosa esercitavano nondimeno un'influenza sensibile, e spesso accadeva che un comandante di divisione, o perfino un comandante d'armata non sapessero a che titolo Bennigsen, il gran duca Arakčeev e il principe Volkonskij chiedessero precisazioni o fornissero suggerimenti; né sapevano se certo ordine, dato sotto forma di consiglio, venisse direttamente da costoro oppure dal sovrano, o se occorresse o non occorresse eseguirlo. Ma questa era la cornice esteriore; quale fosse il senso sostanziale della presenza dell'imperatore e di tutte quelle persone, dal punto di vista della Corte (e alla presenza del sovrano tutti diventavano cortigiani) era a tutti perfettamente chiaro. Era il seguente: l'imperatore non si era assunto il titolo di comandante supremo, ma di fatto aveva ai suoi ordini tutte le armate; e le persone che lo circondavano erano suoi collaboratori diretti. Arakčeev era un fedele esecutore, tutore dell'ordine e guardia del corpo