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della guerra) i quali credevano che esistesse una scienza della guerra e che tale scienza fosse governata da leggi inappellabili, leggi dei finti movimenti, dell'aggiramento e così via. Pfühl e i suoi seguaci esigevano la ritirata all'interno del paese: una ritirata soggetta a leggi precise, imposte da una presunta teoria strategica, e in qualsivoglia tentativo di scostarsi da questa teoria vedevano solo barbarie, ignoranza o basse intenzioni. A questo partito appartenevano i principi regnanti di Germania, Wohlzogen, Wintzingerode e altri, tutti o quasi tedeschi.   
   Il secondo partito si contrapponeva al primo. Come sempre accade, di contro a un estremo si collocavano i rappresentanti dell'altro estremo. Gli appartenenti a questo partito erano le stesse persone che fin da Vilno esigevano che si avanzasse verso la Polonia sgombrando il campo da ogni piano elaborato in precedenza. Oltre a essere fautori di azioni audaci, i membri di questo partito erano anche sostenitori del principio di nazionalità, ragion per cui diventavano, in sede di discussione, ancor più unilaterali. Costoro erano tutti russi: Bagration, il generale Ermolov, che cominciava a mettersi in luce, e altri. In quell'epoca aveva larga diffusione un motto scherzoso di Ermolov, il quale avrebbe chiesto all'imperatore una sola grazia: quella di venire promosso tedesco. Chi era di questo partito, richiamandosi a Suvorov, sosteneva che non bisognava perdersi in elucubrazioni e sprecare il tempo appuntando spilli sulla carta geografica, ma battersi, sconfiggere il nemico, non lasciarlo entrare in Russia e non permettere che il morale delle truppe si deteriorasse.   
   Al terzo partito, nel quale l'imperatore riponeva maggior fiducia, appartenevano gli esponenti della corte impegnati a elaborare transazioni fra le due correnti opposte. Gli addetti di questo partito, in prevalenza

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