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prosecuzione delle basette: era stato colto dalla pioggia mentre tornava dal comando.   
   «Torno ora dallo Stato Maggiore, conte. Avete sentito dell'impresa di Raevskij?»   
   E Il'in si diffuse a raccontare i particolari della battaglia di Saltanovo, di cui aveva udito parlare al comando.   
   Rostov contraendo le spalle verso il collo dietro il quale gli filtrava la pioggia, fumava la pipa e ascoltava distrattamente, sbirciando ogni tanto il giovane ufficiale che gli si stringeva a ridosso. Questo Il'in, un ragazzo di sedici anni che era entrato da poco nel reggimento, era adesso, nei riguardi di Nikolaj, ciň che quest'ultimo era stato nei riguardi di Denisov, sette anni prima. Il'in si sforzava di imitare Rostov in tutto ed era innamorato di lui come una donna.   
   Zdržinskij, l'ufficiale dai lunghi baffi, raccontava con enfasi come le dighe di Saltanovo fossero state le Termopoli russe, e il generale Raevskij vi avesse compiuta un'impresa degna dell'eroismo antico. E Zdržinskij raccontava le gesta di Raevskij, che aveva condotto sulla diga i suoi due figli sotto un fuoco terribile, per poi muovere all'assalto al loro fianco. Rostov ascoltava questo racconto; e non solo non diceva nulla in accordo all'entusiasmo di Zdržinskij, ma, al contrario, aveva l'aria di un uomo che si vergogna di ciň che stava raccontandogli anche se non ha alcuna voglia di replicare. Dopo Austerlitz e dopo la campagna del 1807 Rostov sapeva per esperienza che quando si raccontano episodi di guerra si finisce sempre col mentire; raccontandoli, mentiva anche lui. E poi aveva abbastanza esperienza per sapere che in guerra tutto avviene in modo diverso da come noi possiamo immaginarlo e raccontarlo. Il racconto di Zdržinskij non gli garbava, come non gli piaceva lo stesso Zdržinskij, il

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